L’economia della felicità arriva a Firenze

Domenica 2 ottobre, al Teatro Verdi, andrà in scena l’ottava edizione della Conferenza Internazionale sull’Economia della Felicità

Una giornata dedicata all’analisi critica dell’attuale modello economico e alla ricerca di alternative sostenibili sul piano sociale, ecologico ed ambientale.

Molto ricco il programma, che prevede l’intervento dei massimi esponenti nazionali e internazionali su questi temi: da Serge Latouche e Maurizio Pallante -divulgatori della c.d. “Decrescita felice”- a Vandana Shiva; ma è atteso anche Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste, l’associazione che ha elaborato quella strategia rifiuti zero da poco adottata anche a Sesto Fiorentino. E poi ancora il filosofo Diego Fusaro, Rob Hopkins e molti altri, tra cui ovviamente Helena Norberg-Hodge, autrice del documentario da cui l’evento stesso prende il nome.

L’ingresso può essere a offerta libera (senza posto assegnato e pranzo), oppure, con una donazione minima di 10 € (qui) si può garantire un posto a sedere e prenotare il pranzo al sacco con un cestino biologico a km zero.

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A Firenze arrivano gli OSCE Days

OSCE DAYS logo

Può l’approccio Open Source contribuire al passaggio da un’economia lineare ad una circolare? Ne sono convinti Lars Zimmermann e gli altri organizzatori degli OSCE (Open Source Circular Economy) Days, un evento globale e decentralizzato che si svolgerà dal 9 al 13 giugno in svariate città del mondo; in Italia sono previsti eventi a Roma, Firenze, Rovereto, Torino e Villa Bartolomea.

A Firenze l’appuntamento è per Sabato 11 giugno, all’Impact Hub (via Panciatichi 14) a partire dalle ore 15. (vd. il programma).

Scopo degli OSCE Days è quello di coniugare l’approccio Open Source con la ricerca di un’economia (e in generale di una società) senza rifiuti, in cui i prodotti, fin dal “concepimento” (ossia dal design) siano pensati per poter essere riutilizzati e riciclati.
Come recita la
Mission Statement:

Attualmente abbiamo un sistema lineare -prendiamo le risorse dalla terra e le trasformiamo (spesso in maniera rischiosa) in rifiuti. Consumiamo e distruggiamo il nostro pianeta più velocemente di quanto esso non possa auto-ripararsi. Conosciamo questi problemi da decenni, ma nonostante una sempre maggiore consapevolezza da parte dell’opinione pubblica siamo ancora ben lontani da soluzioni globali. Gli approcci “verdi” al momento agiscono solo come freni (per giunta poco efficaci) in questa traiettoria distruttiva. È necessaria una svolta più radicale nel nostro modo di collaborare, progettare, produrre e distribuire i nostri prodotti e i servizi collegati.

Ma come si inserisce l’Open Source in questo discorso?

(…) quando pensiamo al design e alla produzione, è assai inverosimile che delle aziende possano costruire da sole, in totale isolamento, dei processi perfetti, nei quali le componenti di due o tre prodotti elegantemente ideati alimentano i reciproci cicli vitali in modo bilanciato e nettamente concluso. Questo modo di pensare all’economia circolare è immensamente difficile ed illogico.

Abbiamo bisogno di guardare più lontano, per prospettive più lungimiranti. Abbiamo bisogno di collaborazione e standard aperti attraverso Paesi e industrie. Abbiamo bisogno di trasparenza nei processi di fabbricazione e produzione materiale. Abbiamo bisogno di prodotti che siano comprensibili, resi aperti e riparabili. Abbiamo bisogno di condividere la conoscenza su come le risorse scorrono attraverso il nostro sistema. E quando vengono ideate e diffuse buone soluzioni, dobbiamo essere in grado di usarle, di costruire sopra di esse e di migliorarle, a beneficio del nostro pianeta e della nostra società.

Abbiamo bisogno di un approccio Open Source all’economia circolare!

I nostri problemi ecologici sono condivisi da tutti noi; ergo, anche ogni soluzione dev’essere ugualmente condivisa.

Open Source significa rendere pubblico il come son fatte le cose; ricette, codice sorgente, dati di produzione o file di progetto, cosicché tutti possano studiare, usare e costruire sopra queste informazioni.

Questo spesso accade attraverso la collaborazione decentralizzata e distribuita; diversi gruppi che discutono idee di progetto, danno feedback, risolvono i bug, “prototipano” soluzioni e costruiscono software, hardware, strumenti e cultura utile e personalizzabile.

Dal Software Libero -che sta alla base della parte più grande di Internet- fino ad arrivare a Wikipedia e Open Street Map, possiamo vedere che questa collaborazione distribuita può fare grandi cose. Noi utilizziamo strumenti e tecniche sviluppate in questa tradizione per lavorare insieme, in modo internazionale e interdisciplinare. Seguendo il successo del mondo del software, il modello Open Source è ormai diventato un movimento in continua espansione; dall’Open Hardware all’Open Design, dagli Open Data all’Open Government.

Crediamo che questo modo di collaborare -il modo Open Source- e la trasparenza e libertà che ne derivano siano la chiave -nonché l’unica via- per creare un’economia circolare radicalmente diversa, complessa e in rapido sviluppo.

Firenze è una città che, negli ultimi anni, ha visto nascere numerose realtà interessanti, e questo appuntamento è la vetrina ideale.
Tra i partecipanti ci saranno il gruppo dei Restarters fiorentini, gli Orti dipinti, i ragazzi di Funghi Espresso, le agguerrite Mamme No Inceneritore e la Nastro Azzurro.

Si consiglia dunque di non mancare a questo appuntamento, e di registrarsi tramite EventBrite.

Aaron è più vivo che mai

Domenica scorsa, a Firenze e Roma, abbiamo voluto ricordare Aaron Swartz, proiettando il documentario realizzato in suo onore (The Internet’s own boy).

Nell’evento fiorentino -tenutosi al FabLab Firenze– l’aspetto che è emerso maggiormente e che quasi tutti hanno sottolineato è la scarsissima -quasi nulla- notorietà della vicenda, anche tra gli “addetti ai lavori” (intesi in senso ampio: informatici di professione, ma anche appassionati di libertà digitali e software libero, frequentatori di FabLab e affini). E una certa uniformità di opinioni c’era anche sul perché tale vicenda sia poco nota; la “disorganicità al sistema” di Swartz era un qualcosa che non lo rendeva -agli occhi dei media mainstream- un modello da additare alle future generazioni, a differenza -ad esempio- d’uno Steve Jobs o simili, questi ultimi invece meritevoli di quella che è considerata -oltreoceano ma anche qui, ormai- la più grande virtù umana: la capacità di monetizzare la propria intelligenza (o scaltrezza).

Prima ancora che la sua battaglia sull’accesso libero alla conoscenza scientifica, è stato forse il suo rifiuto della “cultura della Silicon Valley” -e dunque dell’idea che qualunque guadagno è lecito, compreso quello ottenuto a scapito del progresso collettivo- a renderlo un personaggio sovversivo. Una sovversività per giunta tra le più pericolose, in quanto proveniente non da scalmanati violenti e incendiari (e dunque facilmente additabili alla pubblica opinione come pericoli pubblici), ma da un ragazzo mite e timido, un po’ introverso, e soprattutto dannatamente intelligente.

In effetti, molti dei messaggi che mandava al mondo, tramite il suo blog o nelle dichiarazioni pubbliche, erano decisamente sovversivi. Vorrei soffermarmi su due in particolare.

Rifletto sulle cose in modo profondo e vorrei che gli altri facessero altrettanto

Questo è forse uno degli aspetti più tragici della società contemporanea, e del nostro Paese in particolare: la tendenza sempre più diffusa a fermarsi al titolo di un articolo giornalistico (almeno per chi ancora li legge), o ad accettare in maniera del tutto acritica ciò che si vede a questo o quel cosiddetto telegiornale, e di conseguenza al dare giudizi sommari, a valutare con la pancia anziché con la testa.
C’è da dire che, in tutto ciò, la cosiddetta informazione, la politica e l’opinione pubblica hanno pari responsabilità nell’aver creato un circolo vizioso da cui non s’intravede via d’uscita.
Alla sempre più dilagante pigrizia mentale dell’uomo di strada la politica si è adeguata e adagiata, riducendosi ormai a comunicare a forza di messaggi talmente brevi e concisi da poter rientrare in un tweet o addirittura su una felpa. E ovviamente la complessità non la si può spiegare in 140 caratteri, e le conseguenze si vedono. Provvedimenti ritenuti utili anche dagli addetti ai lavori non vengono approvati per timore che la gente non capisca; un timore divenuto ormai certezza, tanto che si preferisce seguitare con le soluzioni a breve termine e con la ricerca del consenso immediato. A scapito ovviamente delle generazioni future e in parte anche di quelle presenti.

E l’informazione (sia essa cartacea, televisiva o cibernetica), salvo poche virtuose eccezioni, ha ormai da tempo capito che elettori e lettori si distinguono solo per una “e” iniziale, e che dire loro ciò che vogliono sentirsi dire funziona tanto nelle edicole (o nei siti web) quanto nelle urne. Così chi legge lo fa per rafforzare le proprie convinzioni, più che per farsi venire i dubbi.
E c’è da dire che un certo web -quello dei social media in primis– è divenuto ulteriore amplificatore di questi fenomeni, anziché esserne -come voleva Aaron- un anticorpo. Eppure, ad oggi la rete resta pur sempre il medium che ha reso possibili progetti come Wikipedia, Wikileaks, il movimento Open Access o quello per il software libero; fenomeni che non sarebbero mai nati nei media mainstream.

Ritengo che non sia abbastanza vivere semplicemente nel mondo così com’è, solo prendere quel che ti viene dato e seguire quel che gli adulti ti dicono di fare, e quello che i tuoi genitori ti dicono di fare, e quanto vuole la società, penso che ci si dovrebbe sempre porre delle domande. (…) Una volta capito che c’erano alcuni problemi veramenti seri, questioni fondamentali, per i quali potevo contribuire a trovare una soluzione, ho escluso la possibilità di non farlo (min. 0:25)

E questa è forse l’altra più grande lezione che Swartz ha lasciato in eredità ai posteri. Questa sorta di “imperativo morale categorico” all’azione, quando ci si imbatte in qualcosa che riteniamo sbagliato, è probabilmente quanto di più lontano esista da un certo tipo di mentalità italica. Quella mentalità, s’intende, che d’innanzi alle storture si limita all’invettiva contro il “governo ladro” di turno; e che, in genere, finisce con l’augurarsi l’avvento di qualcuno che “spazzi via tutto”, soprattutto gli odiati “politicanti” e le istituzioni democratiche che rappresentano. E se quel “qualcuno” chiederà poteri eccezionali beh, che gli vengano pur dati, a patto che ci garantisca che risolverà lui i nostri problemi al posto nostro. Nel breve saggio intitolato di Stefano Berni e Jacopo Berti, intitolato “Origini, genealogia e antropologia della cultura familistica italiana”, alle pp.38-39 si incontra un perfetto riassunto della situazione:

Questo campanilismo rafforza o è addirittura la causa di una logica antistatalista in cui si riconoscono e si legittimano i propri territori rispetto a quelli degli altri. Di qui l’odio verso un potere centrale forte, che induce a sfuggire alle proprie responsabilità di cittadino nazionale: non voler pagare le tasse; guardare al potere, qualsiasi esso sia, con acredine e sfiducia; non fidarsi degli altri; non rispettare la cosa pubblica, salvo poi lamentarsi del malgoverno e del malfunzionamento dell’amministrazione, sollecitando una figura forte, quasi mitica, in grado di aggiustare tutto. Nell’anarchia e nel crogiolo italico, l’appello a un tiranno giusto, che intervenga per ristabilire l’ordine, è sempre stato la ricetta che molti italiani hanno desiderato: Dante si rivolge all’imperatore tedesco; Machiavelli invoca il Principe; la Monarchia accetta il male minore: Mussolini; il capitalismo familistico italiano si accontenta di un Berlusconi (o di un Renzi, n.d.r.) qualsiasi.

Oppure quella mentalità per cui, se anche si agisce, lo si fa ricercando soluzioni individuali, più che collettive; il lavoro ottenuto tramite raccomandazione, la mazzetta o il pizzo pagati al potente di turno in nome del quieto vivere etc.

È per tutte queste ragioni che, qui in Italia, è importante ricordare Aaron Swartz anche più che altrove: egli incarnava e racchiudeva in sé tutte quelle virtù che mancano -o anzi sono diametralmente ribaltate in vizi- in larga parte della popolazione italiana. L’altruismo, il senso civico, la curiosità intellettuale, la fame di conoscenza, lo spirito critico, la spinta morale alla ribellione contro le ingiustizie e, soprattutto, il non aver paura di sfidare il potente di turno.

L’EREDITÀ DI AARON: LE VIE DEL FILE-SHARING SONO (quasi) INFINITE

Al di là delle virtù umane, l’invito che Swartz rivolgeva nel Guerrilla Open Access Manifesto (condividere il più possibile la conoscenza, nella fattispecie articoli scientifici “ostaggio” di editori a pagamento) non è caduto nel vuoto. Di seguito una rassegna delle ultime novità in materia.

#ICANHAZPDF
Questo sistema nasce su iniziativa della ricercatrice Andrea Kuszewski; chi ha bisogno di un articolo e si trova impossibilitato a scaricarlo utilizza l’hashtag #icanhazpdf e linka l’url del file desiderato (e, volendo, anche il proprio indirizzo email). Chi può scaricarlo si mette in contatto col “richiedente”, e gli invia il file; una volta conclusa l’operazione il tweet originale viene cancellato. (articolo originale)

PirateBox & forks
Sono nati, in questi ultimi anni, progetti open hardware per creare dispositivi finalizzati al File Sharing offline. Uno dei più noti è la PirateBox, una sorta di piccolo router hackerato su cui si installa Open WRT. Lo si può realizzare con un piccolo router portatile, o in alternativa con un Raspberry PI o un laptop; il dispositivo genera una rete wifi libera, a cui chiunque si può connettere per eseguire il download dei file contenuti -ad esempio- in una chiavetta USB o per fare l’upload dei propri. Per far ciò, dopo essersi connessi, è sufficiente lanciare un qualunque browser e digitare piratebox.lan nella barra degli indirizzi; si apre una pagina come questa.

La LibraryBox è uno dei principali progetti derivati dalla PirateBox, da cui si differenzia principalmente per il fatto di essere anche acquistabile (oltre che auto-assemblabile). Ciò che rende interessante il progetto è il fatto che esista una mappatura a livello globale.

 

Materiali per approfondire:

Ricordando Aaron Swartz

VolantinoL’11 gennaio 2013 in un appartamento di Brooklyn veniva trovato il corpo senza vita del ventiseienne Aaron Swartz.
Informatico e hacker geniale, Aaron aveva dedicato gran parte della propria esistenza alla causa della conoscenza libera.
Era stato tra i creatori di Open Library e delle licenze Creative Commons, era un editor di Wikipedia e uno degli attivisti della vittoriosa campagna contro il SOPA (la legge del governo statunitense che inaspriva le pene per chi violava il copyright), e tanto altro.
Una delle cose che più lo infastidivano erano le biblioteche digitali online a pagamento. Riteneva semplicemente immorale che coloro che non possono permettersi l’iscrizione a Università prestigiose debbano sborsare decine di dollari per ogni singolo articolo scientifico scaricato. Riteneva che l’accesso alla conoscenza fosse, molto semplicemente, un diritto umano.
E allora nel 2008 aveva scritto il Guerrilla Open Access Manifesto, in cui esortava tutti coloro che avevano accesso a librerie online a pagamento a rivelare password, a fare copie per gli amici dei files e qualunque altra azione utile a condividere la conoscenza scientifica. Anche se tutto ciò veniva definito “pirateria”.
Perché, come amava ripetere (analogamente ad altri prima di lui), “Non c’è giustizia nel rispettare leggi ingiuste”.  
Nel 2011 fu trascinato in tribunale da Jstor, con l’accusa di aver scaricato illegalmente quasi 5 milioni di articoli scientifici dal sito, e di avere l’intenzione di rilasciarli in Open Access. Se condannato avrebbe rischiato una multa fino a 1 milione di dollari e fino a 35 anni di carcere.
I file scaricati erano precedenti al 1923 e già di pubblico dominio nella versione originale, ma protetti da copyright nella nuova versione digitale di Jstor. Il quale, peraltro, non prevedeva nel regolamento alcun limite di download; l’accusa ruotava attorno al fatto che Swartz aveva fisicamente collocato il PC in uno stanzino del MIT a cui non avrebbe -secondo l’accusa- potuto accedere (benché non fosse chiuso a chiave).
Consumato fisicamente ed economicamente dalla vicenda giudiziaria, Aaron decise di togliersi la vita.

Le sue idee e i suoi ideali sono però vivi oggi più che mai.
Quantomeno perché permangono i problemi che denunciava; problemi a cui le persone cercano soluzioni sempre nuove, non esitando a utilizzare strumenti anche d’uso molto comune, tra cui Twitter (vd. qui).

Il prossimo 10 gennaio, al FabLab Firenze (Via Panciatichi 14), a partire dalle 18.00 vogliamo parlare di tutto ciò, proiettando “The Internet’s own boy”, il documentario a lui dedicato.  
A seguire aperi-cena e dibattito.

L’Etica Hacker dall’informatica alla società: materiali e interventi

Lo scorso 16 maggio il Partito Pirata ha partecipato all’Open Day mensile del FabLab Firenze, dedicato stavolta al tema dell’Etica Hacker.

Prima di entrare nel vivo della materia, però, è buona educazione fare gli onori di casa. E dunque Lucio Ferella, coordinatore del FabLab Firenze, spiega cos’è un FabLab in generale e quali sono le regole e le attività che vi si svolgono. Ed è subito chiaro che si tratta del posto ideale per un hacker 🙂

E dopo le presentazioni si entra nel vivo del tema.
Scopo della giornata era in primis far chiarezza sul reale significato del termine “Hacker” e dei suoi derivati, e in secondo luogo mostrare come la filosofia di vita di queste persone (i cui valori fondanti sono la condivisione della conoscenza e la collaborazione) sia da tempo uscita dai recinti dell’informatica per “entrare” nella società civile.

Punto di partenza per la riflessione è stato il volume di Pekka Himanen “L’etica hacker e lo spirito dell’età dell’informazione“, pubblicato da Feltrinelli nel 2001. Il saggio, che procede mettendo a confronto l’etica protestante e quella degli hacker, risulta ancor oggi particolarmente interessante per la presenza di alcune domande “profetiche” che l’autore si poneva; nello specifico, Himanen si chiedeva se fosse lecito immaginare un “modello economico” e un “modello sociale” improntato ai valori degli hacker.
Di seguito le slides e l’intervento di Leonardo Zampi.

MATERIALI PER APPROFONDIRE

Di seguito un elenco ragionato di materiali per chi volesse approfondire alcuni temi trattati nel corso dell’intervento:

Sull’etica hacker in generale:

Sull’Open Source business model:

Sul Partito Pirata e Liquid Feedback

                                                                     BITCOIN
Bitcoin è forse uno degli esempi più clamorosi di etica hacker “uscita” dal computer. Eppure il funzionamento di questa criptovaluta è ancora per molti un mistero, e allora Fausto Soriani (uno degli esperti italiani in materia) è venuto a chiarirci un po’le idee.

 

Pirativo (aperivo pirata) aperto a tutti

Firenze, 25 Gennaio 2014. Assemblea Occasionale del PP-IT riservata ai soci

News in tempo reale sull’andamento dei lavori dal Twitter del PP-IT: @PartitoPirata

Ore 17:30 conferenza stampa via web: http://ao2014.partito-pirata.it/streaming/

Ore 20:00 aperitivo pirata aperto a tutti con possibilità di certificarsi presso:

Bar Pizzeria Il Giardino
Firenze, Via Giovanni Sercambi, 40
(consulta la mappa)

Logo Partito Pirata 2013.03.10 logo tondo piccolino PP-IT

Incontro con i Pirati

Prossimo incontro pirata a Firenze: Martedi 28 Maggio 2013 ore 21:30
Unione Ricreativa Lavoratori di S. Niccolò

Indirizzo: 50125 Firenze, Via di San Niccolò, 33       (vedi la mappa)

Incontro aperto a tutti per conoscere il Partito Pirata e per discutere dei temi caldi del momento. Sarà possibile avere informazioni e porre le proprie domande.

Per chi e’ interessato sarà possibile effettuare la certificazione per diventare pirata e poter accedere alla piattaforma decisione Liquid Feedback usata dal PP-IT come Assemblea Permanente (informazioni sul processo di certificazione).

folla-di-pirati-3   folla-di-pirati-4

NOTA: L’incontro si tiene in un circolo ARCI che ci ha cortesemente dato
ospitalità, quindi e’ necessario essere in possesso della relativa tessera.

Open Session del Partito Pirata

Mercoledì 1 maggio dalle ore 10 alle 23 presso ex circoscrizione n.1 via Giuseppe Taverna n.39, Piacenza

Programma:

Mattina dalle 10 alle 17

  • Partito Pirata : Manifesto eu’14 come integrare le intelligenze collettive.
    (previste due ore di pausa per degustazione di vini e cibi locali)

Pomeriggio dalle 17 alle 23

  • Liquidfeedback democrazia dei pirati o pirati democratici? Prove pratiche dell’uno vale uno. Confronto tra il Partito Pirata e i movimenti per arrivare ad una piattaforma comune condivisa.
  • Bitcoin una reale forma di multimedialità sociale. Molti ne parlano……….
    (previste due ore di pausa per degustazione di vini e cibi locali)

Saranno raccolte le firme per:
1) Wi-fi a Piacenza dal percorso partecipato al crash: lettera aperta all’ Ass. Rabuffi.
2) Campagna Rifiuti Zero http://www.leggerifiutizero.it/emilia-romagna
3) Campagna I.C.E.

manifesto eu 2014

per informazioni ulteriori sull’accesso alla diretta streaming
inviare una email a cornelli1904 (at) libero.it

 

Incontro con i Pirati Fiorentini

Prossimo incontro pirata a Firenze: Mercoledì 13 Marzo 2013 ore 21:30
Circolo Lavoratori Porta Al Prato

Indirizzo: Via delle Porte Nuove, 33 Firenze      (vedi la mappa)

Incontro aperto a tutti per conoscere il Partito Pirata, sarà possibile avere informazioni e porre le proprie domande. Per chi e’ interessato sarà possibile effettuare la certificazione per diventare pirata ed accedere alla piattaforma decisione Liquid Feedback usata dal PP-IT come Assemblea Permanente.

Folla di pirati 1     Folla di pirati 2